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Festa della Madonna delle Grazie del Rivaio 2020

Il programma della festa della Madonna delle grazie del Rivaio

In caso di maltempo la S. Messa di sabato verrà celebrata alla chiesa di S. Pietro Chanel.

In ogni caso le messe vespertine del Rivaio delle 19 e di S. Chanel delle 18 non saranno celebrate.

 

Una festa ridotta senza tanti appuntamenti, senza banda e senza Palio ma comunque celebriamo la patrona e titolare del Santuario del Rivaio in attesa di tempi nuovi e migliori. Che Maria madre della grazia ci accompagni e ci sostenga!

Il Santuario della Madonna delle Grazie del Rivaio

di Pierpaolo Mangani

Uno dei luoghi sacri più significativi di Castiglion Fiorentino è certamente la chiesa del Rivaio. Il Ghizzi ci informa che si chiamò “delle grazie” per le molte tabelle e voti che vi si appendevano per pericoli scampati. Il vocabolo Rivaio indica non tanto la riva dell’antica palude ma la ripa, ovvero una strada in declivio, come conferma l’ubicazione ai piedi del centro storico nell'antica strada che collegava Arezzo e Chiusi.
Agli inizi del Seicento in prossimità dell’odierna chiesa si trovava una maestà (un’edicola sacra) dove si venerava un affresco raffigurante la Vergine col Bambino fatto da ignoto tra Tre e Quattrocento. Con il tempo l’adorazione dell’immagine sacra aumentò e si cominciarono ad accumulare offerte di denaro per le quali, nel 1608, il Capitolo della Collegiata pensò di organizzarne la gestione. Si diede avvio ad una piccola costruzione dove si celebrò Messa domenica 1 giugno 1625. I lavori di ampliamento dell’edificio andarono avanti negli anni e il 5 giugno 1652, appena realizzata la metà del tetto, vi fu portata l’immagine affrescata: le cronache narrano di gente che affollava la strada, i campi vicini e gli oliveti delle Bacerne.
Al momento della visita apostolica del 1692 la chiesa aveva, all’incirca, l’aspetto attuale. Un'unica navata con transetto che termina lateralmente con due altari: uno conserva lo Sposalizio della Vergine e san Giuseppe (tela dipinta nel 1664 da Salvi Castellucci, aretino allievo di Pietro Berrettini), l'altro con La Vergine in gloria col  Bambino e i santi Crispino e Crispiniano, olio su tela eseguito nel 1663 da Adriano Zabarelli - nato nel 1610 a Cortona - detto Il Palladino. In posizione centrale l'altare maggiore dove è l'affresco della antica maestà. L'opera, che mostra ridipinture, rappresenta la Vergine seduta, vestita di azzurro e marrone: rivolge lo sguardo al Bambino sdraiato sulle Sue ginocchia. Lo sfondo scuro riproduce il cielo stellato. L'affresco è impreziosito da una cornice di legno dorata e finemente intagliata a fine Seicento. In onore di questa preziosa icona si corre il Palio dei Rioni.
Altri due altari sono a metà della navata: quello a sinistra con Maria Immacolata con i santi Giuseppe, Sebastiano e le anime del Purgatorio e l'altro con lo Sposalizio mistico di santa Caterina entrambi di Salvi Castellucci.
Nel 1709 venne completato il loggiato e attorno al 1724 Cristoforo Salucci lasciò due anelli con pietre turchine e una tazza di argento affinchè fossero fatte due corone una per la Madonna l'altra per il Bambino Gesù che tiene in braccio. Nel 1788 la chiesa ereditò dalla soppressa compagnia di San Lorenzo un meraviglioso Crocifisso ligneo scolpito nel 1545 da Romano - detto Nero - Alberti da Sansepolcro. Nella seconda metà dell’Ottocento si segnalano lavori al pavimento, nuove campane e (maldestre) ridipinture delle opere pittoriche. Nel 1909 fu firmata la convenzione con i Padri della Società di Maria e nel 1964 la chiesa venne elevata a parrocchia, con i Maristi che nominarono il parroco: Padre Arturo Buresti.

Una curiosità:
Due lapidi nel loggiato ricordano visite eccellenti alla chiesa: il 10 e il 12 settembre 1803, in transito tra Arezzo e Cortona, si fermò al Rivaio Maria Luisa di Borbone Regina di Etruria.
L’11 maggio del 1805, di ritorno dalla Francia per l’incoronazione di Napoleone, fu il Papa Pio VII a visitare il santuario e pregare di fronte all’antica immagine di Maria col Bambino.

 

 

 

 

Biografia dell'Autore Pierpaolo Mangani

Mi chiamo Pierpaolo Mangani, vivo a Castiglion Fiorentino e sono nato ad Arezzo il 23 maggio 1984.
Sono laureato in Storia dell’Arte e, da sempre, mi interesso della salvaguardia e della promozione del nostro patrimonio artistico e culturale. Ad oggi lavoro, come libero professionista, per il Comune di Castiglion Fiorentino e mi occupo del Sistema Museale Castiglionese e della Biblioteca Comunale.
In qualità di storico dell’arte sono iscritto all’Elenco Regionale Toscano degli Esperti di Settore e, fin da giovane, ho collaborato come volontario nella biblioteca, nei musei e nelle chiese di Castiglion Fiorentino, svolgendo servizi di assistenza e guida ai visitatori. Negli anni passati mi sono occupato della catalogazione di libri, anche di quelli antichi, e ho più volte contribuito ad organizzare interventi di restauro di sculture, tele e tavole dipinte.

Tempo fa, Lucia Bigozzi, cara amica, ha assunto la carica di Direttore de “La voce dei Castiglionesi”, un giornale distribuito mensilmente a Castiglion Fiorentino: non ho potuto fare a meno di accettare la sua proposta, quella di scrivere per ciascuna uscita un breve articolo (corredato da curiosità e immagini) sugli edifici sacri della nostra cittadina.
Lucia era rimasta colpita da una mia precedente iniziativa, condivisa dall’attuale Sindaco di Castiglion Fiorentino, e nota come “Castiglion Fiorentino, la città delle 50 chiese”. A tal proposito, di seguito riporto alcune mie parole, già pubblicate in una recente guida  storico-artistica del paese dove abito edita lo scorso anno:

L’Amministrazione Comunale, in seguito agli interessanti studi condotti negli ultimi anni da vari studiosi, ha deciso di approfondire e aggiornare le ricerche con l’intento di individuare e censire tutti gli edifici di culto esistenti. I dati parlano di “50 chiese” anche se a questo numero se ne potrebbero aggiungere altre: la collocazione omogenea di immobili sacri in tutto il Comune testimonia il forte senso religioso che ha contraddistinto da sempre Castiglion Fiorentino.
L’antico borgo della Val di Chiana rappresenta a tutti gli effetti un importante esempio del cosiddetto “museo diffuso” che è appunto l’Italia, in modo particolare l’area centrale. Nel territorio castiglionese è infatti custodito un prezioso patrimonio di edifici sacri costruiti dal Medioevo sino al secolo scorso: una raccolta di straordinari capolavori che mostrano, anche a livello artistico, il passare del tempo e degli stili. Visitare le chiese castiglionesi significa compiere un viaggio nel tempo, con il quale ci si rende conto di come la religione abbia caratterizzato ciascuna epoca. Punto di partenza sono le antiche Pievi di Sant’Ippolito a Retina, di San Miniato a Ruccavo, la cosiddetta Pievuccia e quella della Val di Chio, sorte tra il V e il VI secolo d. C. su edifici preesistenti di età etrusco - romana. Le Pievi svolgevano non solo le funzioni religiose, tra cui quella di fonte battesimale, ma anche tutto ciò che aveva natura amministrativa fino a quando, soprattutto per motivi di difesa, cominciavano a nascere numerosi nuclei fortificati a mezza costa, preparando la strada al fenomeno dell’incastellamento, verificatosi tra l’XI e il XII secolo, con conseguente spostamento (anche) dei luoghi sacri, come avvenuto con S. Angelo al Cassero. Tra il XII e il XIV secolo Castiglion Fiorentino accoglie i primi ordini monastici, che giungono in paese e costruiscono la propria chiesa con annesso il convento; tra Medioevo e Rinascimento sorgeranno molte compagnie religiose, ognuna delle quali dotata di oratorio. La nascita di nuove chiese e monasteri ha fortemente caratterizzato l’aspetto di Castiglion Fiorentino ed è andato avanti senza interruzioni fino al XIX secolo, quando le varie soppressioni hanno ridotto in maniera sostanziale e definitiva la presenza ecclesiale a Castiglioni. Lo spettacolare percorso attraverso gli edifici sacri di Castiglion Fiorentino termina con la chiesa nuova, realizzata nel 1984 e consacrata a San Pierluigi Chanel: mirabile esempio di architettura contemporanea, è stata costruita con materiali innovativi come cemento armato, acciaio e vetro. Al suo interno conserva opere d’arte come una statua del Cristo risorto e le raffigurazioni della Via Crucis in bronzo.
Purtroppo difficoltà di vario genere non consentono ai visitatori di apprezzare appieno la bellezza degli immobili, potendoli osservare solo dall’esterno: tuttavia in occasione di eventi e manifestazioni, anche grazie al fondamentale apporto di associazioni e volontari, alcune chiese vengono aperte e messe a disposizione di fedeli e turisti.

Giovani alla Madonna del Conforto 2020

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