Il Parroco dice...

Primi passi di un cammino; tra passato e futuro

“Il cammino continua, anche se cambiano i compagni di viaggio”. È con queste parole che lo scorso Luglio, P. Marcello vi annunciava la sua partenza e introduceva il mio arrivo. Se questa frase è stata vera per voi e per P. Marcello, è stata altrettanto vera per me e la comunità parrocchiale di Marconia da cui a mia volta mi sono distaccato.
Anche per me è stato doloroso salutare amici e compagni di viaggio e intraprendere con voi un viaggio che per quanto il Signore mi mostra ha tutti i tratti del non previsto e del nuovo, della sfida e della scoperta. Sgombro il campo da ogni possibile malinteso. Non sono venuto a Castiglioni di mala voglia o per forza. Ho accettato la proposta dei superiori in quanto la richiesta era dettata da una necessità. Ho accettato la responsabilità di parroco facendo un’obbedienza che mi è costata tanto, ed è vero, ma spero sia stata leale, intelligente e pronta come le regole dei Padri Maristi (Cfr. Costituzioni Società di Maria art. 222) richiedono ad ogni marista.
A farmi superare le iniziali resistenze e paure sono state la fiducia, la speranza e la profezia contenute in alcuni contributi che mi sono giunti da Mons. Giancarlo Maria Bregantini e da Papa Francesco. Mons. Bregantini riferisce circa il suo cambio di sede da Crotone a Campobasso di essere stato rassicurato a sua volta dal Priore della Certosa di Serra San Bruno con le seguenti parole: “Dio obbedisce, a chi sa obbedire a lui”
Invece nell’omelia a S. Marta il 16 aprile scorso, commentando la prima lettura (At 5,27-33), Papa Francesco ha detto: “Obbedire è avere il coraggio di cambiare strada … Chi obbedisce ha la vita eterna”. Come resistere ancora al Signore dopo aver ricevuto queste parole come doni preziosi? Non mi e restato di dire con il profeta Geremia “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso” (Ger. 20,7a). Con questo mi lascio alle spalle il passato e arrivo al presente!

Mi si continua a chiedere come mi trovo a Castiglion Fiorentino, cosa penso della nuova comunità parrocchiale. La mia risposta breve e spontanea è che mi trovo bene e che ho trovato molte persone generose, disponibili e responsabili. So di non potermela cavare con queste poche parole.
La risposta più lunga e articolata cercherò di darla nelle righe che seguono.

Sono passati già due mesi dal mio ingresso e dall’affidamento del Vescovo, ho incontrato persone i cui volti rimangono più facilmente nella memoria dei loro nomi. Ho incontrato quasi tutte le realtà della parrocchia e sto cercando di conoscere e comprendere, luoghi, abitudini, ricorrenze. Per me è un’esperienza nuova che ha il sapore della scoperta e della sfida.
Sto apprezzando le ricchezze e le positività di questa comunità parrocchiale e pian piano con il vostro aiuto inizio a conoscere anche i bisogni e le criticità che richiedono una risposta rinnovata e un impegno generoso. Mi sembra che avremmo bisogno di un periodo di discernimento che coinvolgerà il maggior numero di persone che amano e vivono in questa comunità parrocchiale. Sarà necessario ascoltare la gente e al contempo ubbidire allo Spirito e ai suoi sussurri e alle sue indicazioni.
Operare cambiamenti non è per adesso una mia priorità, ma vorrei continuare ad ascoltare, comprendere e conoscere. Ciò non significa che rimarrò alla finestra a guardare ma cercherò di rispondere all’esigenze più urgenti. Ho cercato inizialmente di prestare più attenzione in questi mesi all’ambito dei giovani, della catechesi dell’iniziazione cristiana e delle famiglie.
Sto pian piano cercando di assumere il ritmo di vita della comunità parrocchiale, celebrazioni, eventi, ricorrenze, tradizioni e modi fare, cercando di adattarmi piuttosto che sconvolgere le cose.
Sono cosciente che questo momento di passaggio e di cambio di guida della parrocchia è difficile, o quanto meno faticoso, per molti di voi, soprattutto per chi ha lavorato gomito a gomito con P. Marcello. Spero di non arrecare danno a qualcuno con la mia caratterialità o il mio modo di vedere, pensare e agire. Ho bisogno che mi vengano dette le cose e come si sono svolte nel passato.
Vi chiedo che questo sia fatto sempre con sincerità e schiettezza. So di poter contare su una cosa che P. Marcello mi ha comunicato fin dai primi momenti in cui ho messo piede a Castiglioni e che lui ha espresso dicendomi: “ti vorranno bene per il solo fatto che sei marista”. So di poter contare su questo e spero di aggiungevi anche qualche altra ragione che faccia incrementare questa benevolenza già abbondante e rassicurante.
Per adesso mi fermerei qui e concluderei guardando al Natale che è ormai prossimo e al giubileo straordinario della Misericordia che ci sta davanti.

Vi auguro che posiate lasciarvi toccare e raggiungere dalla grazia, dalla pace e dalla misericordia del Signore Gesù che si è fatto “carne della nostra carne” e ha preso dimora nella nostra umanità.

Sinceramente e affettuosamente vi giungano gli auguri per le festività natalizie,
i miei e quelli della comunità dei padri maristi del Rivaio.

p. Emanuele – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lettera del Parroco: Settembre 2015

Care Parrocchiane e cari Parrocchiani,

Domenica 12 Luglio, alle Messe delle 10 e delle 11,30, ho annunciato che a motivo dei troppi altri impegni (economo dei padri Maristi italiani e consigliere del Provinciale Europeo), che mi portano via dalla Parrocchia un paio di settimane al mese, si è visto insieme ai miei superiori che si rivelava necessario lasciare l'incarico di Parroco del Rivaio.

Nei giorni seguenti ho pubblicato sul nostro sito (www.rivaio.it) una lettera che mettesse un po' più “carne” al sintetico avviso. Partendo dal Vangelo di Marco (capitolo 6, versetto 7)

Gesù Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due

ho ricordato che la nostra fede è un essere in cammino, in compagnia gli uni degli altri e delle altre e del buon Dio che sempre ci sostiene, ci consola e ci invia ad ogni persona per portare il suo sorriso e la sua benedizione. Dio, poi, non solo ci invia, ma ci chiede di restare in quella casa solo il tempo necessario, e poi andare verso altre case e altri fratelli e sorelle.

E ho ricordato, a me stesso prima ancora che a voi, che il cammino di questa bella comunità del Rivaio continua, anche se cambiano i compagni di viaggio.

Lasciare questa comunità cristiana – tutti e tutte voi – è per me una scelta sì condivisa, ma non per questo meno dolorosa. È però, allo stesso tempo, una scelta che apre alla speranza, nella certezza che i cambiamenti e l'incontro con nuove persone generano sempre qualcosa di buono e che tutti voi continuerete a camminare e a crescere nella fede, speranza e amore sotto la guida del nuovo parroco provando ogni giorno a vivere e annunciare il Vangelo oggi e qui a Castiglion Fiorentino.

So anche che saprete accogliere p. Emanuele DI MARE – lucano d'origine e attualmente vice-parroco in una nostra Parrocchia della Basilicata (Marconia, nel comune di Pisticci) – con la gioia e disponibilità con cui tre anni fa avete accolto me.

A fine settembre (dopo la celebrazione delle Cresime) mi sposterò a Moncalieri per un anno, dopodiché si vedrà. Emanuele sarà in mezzo a voi dalla fine di settembre.

Non intendo ricordare tutti i momenti belli, profondi e stimolanti che ho vissuto in questi tre anni con voi, perché ne scaturirebbe una lettera troppo lunga. Voglio, però, ringraziare il buon Dio e voi per ogni incontro e scambio, per ogni occasione in cui si è cercato insieme di crescere nel sentire l'amore di Dio presente in noi e nelle nostre vite.

Scrivendo queste poche righe non riesco a tenere le lacrime, ma so per esperienza che, anche se umanamente ci viene da pensare che “le cose non sarebbero dovute andare così”, scopriamo poi con il tempo che il buon Dio sa trarre qualcosa di buono e fecondo anche dai nostri momenti di “notte”.

Pensando alla staffetta, ricevuta da p. Lorenzo e presto consegnata a p. Emanuele, mi vengono in mente le parole di San Paolo (prima lettera ai Corinzi, capitolo terzo, versetti dal 6 al 7):

Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere.
Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere.

So di poter contare, come sempre, sulla vostra preghiera, vicinanza ed amicizia. Anche io continuerò a ricordarvi di fronte al buon Dio.

Possa Maria, la madre della Grazia, intercedere per noi in questo momento di passaggio, perché possiamo guardare tutto con gli occhi della fede, e dire il nostro “si” nella certezza che Dio, che traccia il cammino e fa crescere i frutti, non ci lascia soli!

 

p. Marcello
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SABATO 12 SETTEMBRE

Festa del SS. Nome di Maria
La Comunità del Rivaio saluta ed esprime il suo “grazie” al parroco
PADRE MARCELLO
ore 19: S. MESSA nel Santuario del Rivaio
con la presenza del vicario vicario episcopale, mons. Gioacchino Dallara
(non c'è la messa delle 18 a S.P.Chanel)

a seguire, buffet per tutti nel Salone Colin



L’ingresso ufficiale del nuovo parroco
PADRE EMANUELE DI MARE
è previsto per il prossimo mese di ottobre

Lettera del Parroco: Giugno 2015

Care parrocchiane e parrocchiani,

vi scrivo – più in ritardo del solito – in un caldo e solitario 2 giugno. Come già accennato nella scorsa lettera, gli impegni in Europa e come Economo Regionale dei Padri Maristi mi portano via sempre più tempo. Ma cerco, nonostante tutto, di non trascurare la parrocchia e continuo ad essere fortemente arricchito dall'incontro con tutti e tutte voi.

Siamo ormai prossimi alla nostra festa in onore della Vergine delle Grazie, e a Lei continuiamo a chiedere di aiutarci ad essere sempre più discepoli del suo buon Figlio, consapevoli dell‟amore che questo Figlio ha per noi e pronti ad accoglierlo e condividerlo con tutte le persone che incontriamo.

Nelle ultime settimane abbiamo vissuto bei momenti di comunità: le prime comunioni, davvero una bella celebrazione di FAMIGLIA, in cui tutti hanno fatto la propria parte e, son sicuro, continueranno a farla anche dopo questa tappa; la festa dei campi, altra bella occasione per fare FRATERNITA' e molti altri momenti. Abbiamo avuto, negli ultimi due mesi, anche diversi battesimi: preghiamo, davvero, perché queste giovani famiglie continuino a sentire seriamente l'impegno ad essere, per il loro figlio o figlia, testimoni (che, come dico sempre, non vuol dire PERFETTI!!!) che, accolto l'amore che viene da Dio Padre buono, lo trasmettono con gioia ai loro piccoli.

Abbiamo anche avuto, come tutte le famiglie, momenti meno felici: funerali di persone, alcune anche figure storiche per la parrocchia e la città; difficoltà nell'intavolare un dialogo profondo e continuo tra i diversi operatori pastorali e tra noi e le famiglie dei ragazzi/e con cui cerchiamo di camminare; problemi personali che ognuno di noi (parroco compreso!) si porta dietro, etc.

Ed è proprio questo coesistere nella vita di tutti noi di momenti felici e momenti tristi che mi porta a condividere una cosa che mi ha suggerito, alcune domeniche fa, una parrocchiana dopo la Messa delle 11,30 (ho trovato conferma di questa riflessione su: https://elinepal.wordpress.com/2013/09/09/kintsugi-le-cicatrici-in-oro/

Pare che i giapponesi, quando riparano un oggetto rotto, anziché far di tutto perché l'oggetto sembri nuovamente integro, valorizzano le crepe riempiendone la spaccatura con dell‟oro. La chiamano la tecnica del Kintsugi, e deriva dal loro credere che quando qualcosa ha subito una ferita diventa più bello. Tra nascondere l‟integrità perduta ed esaltare la storia della ricomposizione, scelgono la seconda strada. Noi occidentali, invece, facciamo fatica a fare pace con le crepe. Non ci piace ammettere le nostre sconfitte, fatichiamo a riconoscere le nostre debolezze, e tendiamo a nascondere ciò che ci fa soffrire, tentando di offrire di noi sempre una sorta di facciata da supereroe (che tutti sappiamo essere, appunto, solo una facciata!).

Collegandomi anche a quanto vi dicevo nella mia ultima lettera, teologicamente, siamo nel campo della morte-resurrezione. Per continuare a trovare nuova vita (in Cristo!) dobbiamo accettare di morire. Per godere dei nostri miglioramenti (nel rapporto con noi stessi, con gli altri e con Dio), dobbiamo accettare i fallimenti del passato (che torneranno, sia nel presente che nel futuro). Entrare nel profondo di noi stessi con onestà non è né facile né piacevole (io ci sto provando, in modo anche abbastanza serio, da un po' di anni, ma è sempre una gran fatica); riconoscere che abbiamo in noi crepe, rotture ed incoerenze non è bello né indolore; ma è quanto ci permette di provare ad esercitare la misericordia e la pazienza, anzitutto verso noi stessi e poi, di riflesso, verso gli altri.

Maria non ha ignorato il dolore presente nella sua vita. A Gesù dodicenne non ha fatto i complimenti per essersi distaccato da lei e Giuseppe, e magari si è anche sentita in colpa per non averlo “custodito” con più attenzione. Ma ha saputo continuare il cammino. Non ha permesso alla sconfitta di impedirle di guardare avanti continuando ad avere fiducia e affidandosi a quel Dio che aveva “guardato l'umiltà della sua serva”.

Ci aiuti Lei, con la sua intercessione, a far lo stesso: a credere che il buon Dio continua a far meraviglie in noi malgrado le nostre crepe e rotture. Che Dio continua a versare l'”oro” del suo amore nelle nostre ferite, per sanarci e restituirci alla nostra dignità, bellezza e preziosità di figli suoi!. Che continua a moltiplicare il pane e pesce del suo amore anche quando noi abbiamo poco o niente da offrirgli.

p. Marcello

Il cammino continua... anche se cambiano i compagni di viaggio

Gesù Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due.

(Vangelo secondo Marco, capitolo 6, versetto 7)

 

Care Parrocchiane e cari Parrocchiani,

questo versetto, tratto dal Vangelo letto domenica scorsa, ci ricorda che la nostra fede è un essere in cammino, in compagnia gli uni degli altre e delle altre e del buon Dio che sempre ci sostiene, ci consola e ci invia ad ogni persona per portare il suo sorriso e la sua benedizione. Dio, poi, non solo ci invia, ma ci chiede di restare in quella casa solo il tempo necessario, e poi andare verso altre case e altri fratelli e sorelle.

Come ho detto sempre domenica scorsa al termine delle Messe, questo versetto ci aiuta ad inserire in un contesto di fede ciò che come comunità cristiana stiamo vivendo e vivremo nelle prossime settimane.

Il cammino continua, anche se cambiano i compagni di viaggio. Infatti, a motivo dei troppi altri impegni (economo dei padri italiani e consigliere del provinciale Europeo), che mi portano via dalla Parrocchia un paio di settimane al mese, ho visto insieme ai miei superiori che si rivela necessario lasciare l'incarico di Parroco del Rivaio. È una scelta sì condivisa, ma non per questo meno dolorosa. È però, allo stesso tempo, una scelta che apre alla speranza, nella certezza che la comunità parrocchiale del Rivaio continuerà camminare e a crescere nella fede, speranza e amore sotto la guida del nuovo parroco e che tutti voi saprete continuare a provare a vivere e annunciare il Vangelo oggi e qui a Castiglion Fiorentino.

Emanuele Di MareIl nuovo parroco sarà p. Emanuele DI MARE, lucano d'origine, attualmente vice-parroco in una nostra Parrocchia della Basilicata (Marconia, nel comune di Pisticci).

Io verrò trasferito a Moncalieri per un anno, dopodiché si vedrà. I tempi tecnici per il passaggio delle consegne verranno definiti a breve, soprattutto in base agli impegni già presi da p. Emanuele. Conto, comunque, di trasferirmi verso la fine di settembre.

So di poter contare, come sempre, sulla vostra preghiera, vicinanza ed amicizia. Anche io continuo (e continuerò!) a ricordarvi di fronte al buon Dio. E so, per averlo sperimentato personalmente, che saprete accogliere con gioia p. Emanuele ed affiancarvi a lui in questa nuova giornata di viaggio.

Possa Maria, la madre della Grazia, intercedere per noi in questo momento di passaggio, perché possiamo guardare tutto con gli occhi della fede, e dire il nostro “si” nella certezza che Dio, che traccia il cammino, non ci lascia soli!

14 Luglio 2015

p. Marcello

Lettera del Parroco: Marzo 2015

Care parrocchiane e parrocchiani,

vi scrivo questa lettera da Parigi, dove sono arrivato ieri sera per l'incontro mensile del Consiglio Provinciale di noi Padri Maristi. Ieri sera, a cena, eravamo cinque (dovevano ancora arrivare due confratelli): due francesi, un olandese, uno spagnolo ed io. Abbiamo parlato, come di consueto, in Inglese (l'unica lingua che abbiamo in comune) e questo mi ha fatto nascere una prima riflessione che mi fa piacere condividere con voi. Per essere famiglia bisogna, spesso, venirsi incontro, cercare cosa ci è comune piuttosto che quello che ci divide. Le differenze rimangono, è chiaro, ma con un piccolo impegno da parte di tutti e tutte si può arrivare a fare esperienza di momenti di unità e comunione, buoni semi che, una volta gettati, se coltivati potranno germogliare e diventare sempre più rigogliosi.

Venendo a noi, la vita in Parrocchia prosegue bene, e devo confessarvi che mi spiace dover rinunciare, a motivo di questo incontro internazionale, a quattro giorni di Benedizione delle Famiglie. Benché quest'anno non sia proprio in piena forma fisica – e molti di voi se ne sono accorti e mi sono ancora più vicini, e vi ringrazio anche per questo – mi piace sempre incontrarvi personalmente nel luogo in cui abitate, parlare e pregare con voi, e così fare un passo avanti nella conoscenza reciproca e nel nostro sentirci sempre più famiglia parrocchiale.

Oltre alla non piena forma fisica, ultimamente risento anche del peso dato dal sovrapporsi di troppi incarichi (Parroco, Economo Italiano e Consigliere Provinciale dei Maristi), e sto davvero cercando di discernere quale possibile soluzione trovare per poter fare le cose bene e non sempre in urgenza. A tal proposito, vi ringrazio, perché so che pregate anche per me e per tutta la nostra comunità Marista, e questo mi dà consolazione e serenità.

Siamo ormai prossimi alla Pasqua, e vorrei riflettere con voi facendoci aiutare da una foto scattata nel Duomo di Cortona l'anno scorso. Vi invito ad osservarla con calma e, prima di continuare a leggere queste poche righe, provare a mettere a fuoco i pensieri e le emozioni che l'immagine vi suscita. L'arte è un dono che riceviamo (e in Italia siamo davvero fortunati!), e contemplare il “bello” può aiutarci a riflettere e meditare. Mi permetto, quasi in parentesi, di invitare tutti voi - e i vostri figli e nipoti - ad esporvi al bello, per abituarci allo stupore, riflessione, conoscenza e crescita anche interiore che ne può derivare.

Prendetevi, dunque, un po' di tempo per ascoltarvi in quello che vi suscita questa foto.

parroco marzo 2015

Son sicuro che abbiate fatto “l'esercizio” che vi ho suggerito!

Ora provo a condividere le mie riflessioni, senza un preciso ordine, ma così come sono sorte nella mia testa e, ancor di più, nel mio cuore. Mi sembra possano essere d'aiuto ad avvicinarsi al problema del male (perché c'è il male?) su cui spesso, anche nei vari incontri con i genitori, sentiamo l'esigenza di interrogarci e riflettere.

  • Il Crocifisso (la morte) è più sfocato, perché non ha l'ultima parola. L'ultima parola ce l'ha il Risorto (la vita), che infatti è più nitido e a fuoco!
  • Allo stesso tempo, la bandiera del Risorto indica la croce: se non si muore non si può risorgere (Nota Bene: questo non significa che Dio ci manda il dolore!!! Se qualcuno vi dice il contrario, SBAGLIA!!!). Per quanto la morte (il dolore, i lutti, i tradimenti...) ci faccia star male, non possiamo ignorare la sua esistenza (fuori e dentro di noi!). Anche Dio, fattosi uomo in Cristo, ha dovuto fare i conti con il male, il dolore e la morte...che fanno parte della vita umana.
  • Il Risorto ha la "pancia" illuminata più della testa. Nella Bibbia la parola per definire la misericordia di Dio è "rahamim", che indica le “viscere” di Dio (l'esempio è la madre, che nelle viscere accoglie la nuova vita e, nelle sue viscere, soffre per il dolore di chi ha generato!). Dio non ci ama solo di testa, ma con tutto se stesso. E quando stiamo male o nel male, anche Lui ha, come per così dire, "mal di stomaco", perché è lì, nel luogo in cui si forma la vita, che Lui ci ama e ci tiene.
  • Il Risorto porta i segni della passione che ha subita: il dolore ci cambia e, anche se riusciamo a superarlo e a sperimentare di nuovo la vita, non siamo più gli stessi di prima.
  • Il resto (chiesa, quadri, etc.) è in piena ombra. Credere che la Vita vince la morte, che la misericordia di Dio sana le nostre debolezze, è la nostra missione principale; il resto è un dettaglio e verrà da sé.

Mi fermo qui, lasciandovi queste poche e scarne riflessioni, ed invitandovi a farvi ispirare da questa immagine e a condividere con me e tra voi, se volete, i vostri pensieri.

L'esempio di Maria, che ha fatto l'esperienza della “spada che trafigge l'anima” (Vangelo secondo Luca, capitolo 2, versetto 35), che ha seguito Gesù fin sotto la croce ed ha mantenuto la fede nel progetto di Dio al quale aveva dato il suo “si”, ci aiuti a sentire la presenza di Dio, il Dio della vita, anche nelle nostre situazioni e momenti di dolore. E ci accompagni, oltre la croce, verso la luce e la gioia della Pasqua!

Buona Pasqua a tutte e tutti voi, a nome mio e dei padri Antonio, Egidio, Piero e Sergio!!!

p. Marcello

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