Un mese è già passato dall’ultima lettera e siamo a pochi giorni dal Natale. Abbiamo vissuto questo mese con un certo affanno visto che al già impegnativo compito di avviare la catechesi per l’iniziazione cristiana e quindi l’anno pastorale si è aggiunta la visita pastorale dell’arcivescovo al nostro vicariato di Castiglion Fiorentino. Visita che si è conclusa proprio ieri sera nella nostra Chiesa di S. Pietro Chanel. L’arcivescovo ci ha lasciato delle consegne e soprattutto ci ha indirizzati verso il sinodo diocesano che è stato indetto ufficialmente il giorno stesso che abbiamo chiuso l’anno giubilare straordinario della misericordia, il 20 novembre scorso. Ci siamo introdotti come comunità parrocchiale nel frattempo, in occasione della preparazione della festa dell’Immacolata, in quel cammino di discernimento che avremmo voluto iniziare già l’anno scorso ma che non è stato possibile.

Partendo dall’esortazione apostolica di Papa Francesco Evangelii Gaudium in cui viene espressa la decisa volontà del Santo Padre di rinnovare la Chiesa, vorremmo anche noi guardare alla nostra comunità per rinnovarla e indirizzarla verso un futuro che accolga le sfide di questo tempo ma che sia più fedele al Vangelo di Gesù; che proceda decisa verso nuova tappa del cammino di evangelizzazione. La lettera del papa non è un semplice punto di partenza ma è anche e soprattutto un metodo per rinnovare il volto della Chiesa. La sua struttura in 5 capitoli insegna questo metodo. L’approfondimento e lo studio che ne faremo nei prossimi mesi ci aiuterà a guardare i vari aspetti della vita della nostra comunità come: la pastorale per ambiti (famiglia, lavoro, educazione, tempo libero e sport), la pastorale per età (fanciulli, adolescenti, giovani, adulti e anziani), la pastorale per funzioni (liturgia, catechesi, carità).

Vi chiedo pertanto di leggere o di rileggere se qualcuno lo avesse già fatto perché già il prossimo 18 gennaio ore 21 avremo il primo incontro, aperto a tutti i parrocchiani per compiere questo cammino. Fare discernimento non significa fermarsi a guardare, ad analizzare, ma comporta scegliere e quindi decidere. Guardare con gli occhi di chi ritiene che Gesù sia la via, la verità e la vita di ogni cosa; di chi ritiene che l’incontro con lui sia la fonte e la ragione della nostra gioia e della nostra speranza; di chi sa trovare il volto di Dio in ogni persona e situazione. Per avere questo sguardo trasformato abbiamo avuto a disposizione questo tempo di grazia che è l’avvento. Siamo stati aiutati da Isaia che invita il suo polo a guardare con gioia e speranza verso l’Emmanuele; da Giovanni battista che accoglie i peccatori e li indirizza verso colui che è più grande di lui; da Maria e Giuseppe che si lasciano sorprendere da Dio e si fidano a tal punto da diventare strumenti di salvezza nelle mani del Signore. Ancor più forte ed eccezionale sarà il tempo di Natale.

Potremmo farci intenerire da quel Dio che nasce tra noi, come ci hanno mostrato i nostri ragazzi più grandi del catechismo venerdì scorso impersonando una poesia molto bella di Lambert Noben:

Sono nato nudo, dice Dio,
perchè tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero perché tu possa
considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla perché tu impari
a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio,
perché tu non abbia mai paura di me.

Sono nato per amore
perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte
perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio,
perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.
Sono nato uomo
perché tu possa essere "dio".

Sono nato perseguitato
perché tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perché tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio,
per portare tutti alla casa del Padre,

 

Anche i più piccoli del catechismo ci hanno invitato a guardare come Francesco d’Assisi al mistero dell’incarnazione attraverso l’allestimento del presepe. Il presepe non è tanto un’opera d’arte nostra ma il capolavoro di Dio che ha tanto amato noi da darci il Figlio. Forse ad ogni statuina del presepe dovremmo pregare e benedire Dio.

Non mi resta che augurarvi un Santo Natale e che il Signore ci doni questo sguardo di tenerezza senza il quale non sapremmo guardare al passato con gratitudine, non potremmo vivere con gioia e speranza il presente e non saremmo in grado di costruire e far coincidere il nostro futuro con il futuro di Dio che è il suo Regno.

Santo Natale a tutti anche da parte dei miei confratelli maristi del Rivaio.

p. Emanuele

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